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Bmw M5: Il salotto da Formula 1

Ci fu un tempo in cui le prestazioni da brivido erano la priorità dei marchi top gamma. Ci fu un tempo in cui una berlina borghese portò la sua sfida ai marchi dei segmenti lusso ed extra lusso. La berlina in questione era la BMW M5 E60. Nella sua quinta incarnazione, la berlina di bavarese venne dotata di un motore derivato direttamente dalla Formula 1. L’obbiettivo era semplice: creare una berlina che potesse giocarsela alla pari con le sportive più blasonate del tempo.

Correva l’anno 2003. Un certo Chris Bangle, capo designer della BMW, stava rivoluzionando gli stilemi della casa di Monaco. La sua rivoluzione stilistica gli valse perfino una raccolta firme da parte di clienti “tradizionalisti” della casa dell’elica per chiederne il licenziamento. Ovviamente l’opera di Bangle poté continuare, ed in quello stesso anno debuttò la Bmw Serie 5 E60.

La nuova Bmw fece invecchiare di colpo tutte le altre vetture della casa. Il classico ed elegante design di casa Bmw era stato consegnato al passato in favore di un’immagine ben più aggressiva e sportiva.

Il corpo vettura era piuttosto spigoloso (specialmente la coda) ma caratterizzato da elementi e raccordi curvilinei. Sul frontale spiccavano i fari avvolgenti dotati di “ciglio” che proseguivano fino al parafango laterale. La fiancata invece si presentava priva di significative scanalature ma contraddistinta da passaruote sporgenti. La coda invece si caratterizzava per la linea spigolosa che dava l’illusione di un cofano bagagli “appoggiato” al corpo vettura. All’interno invece il design minimalista metteva invece in risalto il sistema denominato “i-Drive”: si trattava di uno dei primi sistemi di infotainment per autovetture. Inizialmente criticato, e addirittura deriso dalla diretta concorrenza tedesca di Audi e Mercedes, e da note firme del giornalismo automobilistico internazionale, il sistema i-Drive offriva in un unico controllo la possibilità di gestire integralmente ogni dispositivo presente nell’abitacolo, dalla radio al navigatore satellitare, con regolazioni finissime. La bontà di tale sistema di infotainment sarà tale che da li a pochi anni verrà di fatto replicato (sia pure con denominazioni diverse) prima dalla stessa concorrenza tedesca, ed infine diverrà l’equipaggiamento standard di numerosi modelli dei segmenti medio, sport e lusso fino all’avvento dei sistemi touch screen. Tutto ciò impreziosito da interni sempre minimalisti ma dotati di un’ampia gamma di personalizzazioni e materiali di alta qualità per sedute avvolgenti ma comode. Per il resto si replicava l’ottimo assetto della precedente Serie 5 E39 (sospensioni in alluminio ad asse semivirtuale McPherson all’anteriore e multilink a 4 bracci e mezzo al posteriore) ma impreziosito da maggior uso di leghe d’alluminio e carbonio che conferiranno alla E60 una migliore ripartizione dei pesi tra asse anteriore e posteriore. Senza soffermarsi troppo sulle motorizzazioni, basti dire che si partiva dai 170 cv della 520i fino ai 333cv della 545i.

Immediato fu il successo di vendite. A Monaco di Baviera quindi si chiesero se fosse possibile osare di più. Nacquero una serie di progetti tecnici che consegneranno alla nuova E60 tutta una serie di primati tra cui quello per il più potente turbodiesel biturbo in commercio. La combinazione perfetta di design e contenuti tecnici valsero immediatamente alla nuova nata la supremazia nel segmento, relegando le dirette concorrenti Mercedes e Audi ad eterne seconde per il lustro a venire. Era ormai il 2004 ed i tempi erano maturi per la più ambiziosa delle sfide: produrre un auto in grado di rivaleggiare per prestazioni e guidabilità con mostri sacri come Ferrari, Maserati e Lamborghini. Del resto la rivalità con la Ferrari già si stava consumando da ormai 3 anni nel campionato di Formula 1, dove la Williams BMW si era imposta quale unica forza in grado di impensierire il Cavallino Rampante. Da queste premesse nacque uno dei motori più straordinari mai prodotti dalla casa dell’Elica: l’S85B50. Si trattava di un motore V10 con cilindrata di 5 litri che si ispirava appunto all’analogo V10 montato sulla Williams Bmw del campionato di Formula 1. Dotato di due testate per bancata, con distribuzione a quattro valvole per cilindro, il nuovo 10 cilindri Bmw si contraddistingueva per l’estrema leggerezza (soli 240 kg) ottenuta grazie all’impiego di leghe leggere, che a loro volta hanno consentito una riduzione del numero delle componenti (ad esempio ogni valvola utilizzava una sola molla di richiamo). La distribuzione è a doppio albero a camme per ogni bancata, ed ogni asse a camme era cavo al suo interno. L’angolo tra le bancate era di 90° per un miglior bilanciamento delle masse, dando un contributo sostanziale alla riduzione delle vibrazioni (specialmente quelle dell’albero a gomiti). I dieci cilindri presentavano alesaggio e corsa pari a 92 x 75,2 mm, mentre il rapporto di compressione risultava pari ad un incredibile 12:1. Il monoblocco invece venne irrobustito con particolari in acciaio uniti all’architettura generale in lega leggera di alluminio. Grazie a tutti questi accorgimenti tecnici, il motore S85B50 poteva vantare prestazioni fuori dal comune: ben 507 cavalli senza nemmeno l’utilizzo di qualsivolgia compressore volumetrico, ma solo ad aspirazione naturale. Per poter ottenere simili prestazioni il motore vantava ratei di rotazione elevatissimi. La coppia massima era di 521 Nm a 6100 giri/min, mentre la potenza massima di 507 cv si manifestava a 7750 giri/min, con un allungo senza riduzione delle prestazioni fino agli 8250 giri/min, punto di inizio della zona rossa.

Il connubio tra il nuovo motore V10 e la nuova Serie 5 darà origine alla M5 E 60. Rispetto alla normale Serie 5 la nuova M5 vantava paraurti maggiorati, con spoiler e prese d’aria per i grossi cerchi in lega da 19’’. Posteriormente spiccavano i 4 scarichi in acciaio inox, mentre lateralmente risaltavano le prese d’aria cromate. Meccanicamente la nuova M5 si caratterizzava per il cambio robotizzato a 7 rapporti chiamato SMG 7, con possibilità di funzionamento sia in automatico che in modalità sequenziale. Tramite il sistema i-Drive era possibile gestire elettronicamente la taratura delle sospensioni in alluminio, la risposta dell’acceleratore, la rapidità del cambio, la reattività dello sterzo ed infine il l’incisività di intervento dei vari dispositivi di controllo dinamico quali l’Esp e l’antipattinamento. La M5 disponeva inoltre di sistema Launch Control che mediante la gestione elettronica del motore e del cambio offriva tre livelli di gestione della berlina sportiva di Bmw. Il primo livello limitava la potenza del motore a 400 cv premiando riduzione dei consumi e della rumorosità, ed impostando le cambiate più lente e dolci, e la taratura delle sospensioni votata al confort. Il secondo livello portava la potenza del motore a 500 cv e velocizzava leggermente le cambiate onde garantire migliori prestazioni. Il terzo livello, denominato “Modalità M”, portava il motore alla massima potenza di 507 cv, le sospensioni venivano irrigidite, le cambiate diventavano più secche e veloci, mentre i sedili anteriori avvolgevano automaticamente i fianchi del guidatore e sul parabrezza appariva la proiezione del tachimetro e contagiri digitali, e della marcia inserita. In questa modalità la M5 faceva la differenza. I 507 cavalli di potenza consentivano di raggiungere i 100km/h con partenza da fermo in meno di 4,5 secondi, mentre la velocità massima era di oltre 328 km/h, autolimitati però dalla Bmw a 250 km/h.

La nuova nata di casa Bmw destò scalpore e mise in allarme i produttori automobilistici sportivi più blasonati. In pratica una berlina borghese veniva dotata di prestazioni che la mettevano alla pari con esclusive super car del calibro della Ferrai 550/575 Maranello, o della Merceds Slr McLaren, così come di Lamborghini e Maserati. Dal 2007 alla M5 E60 venne affiancata la M5 E61; si trattava della versione familiare station wagon che replicava inalterati contenuti e prestazioni della berlina. In pratica le più grandi e blasonate super car del tempo potevano venire sfidate e battute da una “semplice” familiare. La quinta generazione della M5 rimarrà in produzione fino al 2010, mentre le ultime “familiari” lasceranno le concessionarie nel 2011. Seppure da allora nuove serie di M5 abbiano raccolto il testimone, la M5 E60/E61 rimarrà nella memoria per essere stata la Bmw con il motore da Formula 1.

Per dirla con le parole di Jeremy Clarkson, nota firma del giornalismo automobilistico mondiale: “In “Modalità M” si viene catapultati in un mondo di perfezione motoristica, un luogo in cui se si rimuove il limitatore si toccano i 328 chilometri l’ora. Non importa cosa abbiate mai guidato, questa vettura è più veloce, è più rapida e più emozionante. Viene difficile credere di essere in un grande salotto a quattro porte perché le prestazioni ed il sound sono quelle di una Ferrari 430, e questo ne fa la migliore auto che io abbia mai guidato”.

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