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Dell’Epifania di Nostro Signore, o di quel che ne resta

Rispetto al mio articolo dello scorso anno sull’Epifania, penso che sia oltre modo necessario per me dare una diversa interpretazione della festa se non altro perché gli avvenimenti degli ultimi tempi comportano inevitabilmente che le Sacre Scritture debbano essere – oggi più che mai – considerate il volano per l’interpretazione della società attuale e – in ultima analisi – della Chiesa stessa.

Già scritto che Epifania significa venuta dei tre Re Magi con relativa paccottiglia che simboleggia, ogni dono, qualcosa di bello e presagio.

Alcuni forniscono, da laici politicizzati, un valore diverso dell’arrivo dei tre Re Magi quale simbolo di sottomissione della ricchezza a quello che definiscono l’Ultimo per eccellenza (lo Spirito Santo) facendo intendere che non hanno capito una mazza in funzione di una analisi politica che di politica non ha nulla perché si parla di Fede.

Ma d’altronde affermano che Gesù era palestinese, mica ebreo.

Ma rimane indubbio che con l’omaggio dei tre Re Magi al Figlio di Dio ci sia una sottomissione del potere economico e temporale allo Spirito e quindi svilendo ciò che affermava Jacques Le Goff (medievista 1924-2014) sul tempo della Chiesa e tempo dei mercanti.

Quindi un primo ineludibile atto di sottomissione dei poteri forti alla Chiesa, su quella pietra d’angolo su cui Pietro ha fondato la religione quando in realtà, il principio ecumenico del Cristianesimo, è nato con san Paolo Apostolo e il Concilio di Nicea.

Il problema oggi è diverso laddove la sovrapposizione tra i mercanti e la Chiesa sta diventando lampante al punto che non ci sono più – morto papa Ratzinger – indicazioni teologiche, ma solo spot di marketing per fermare l’emorragia di fedeli in funzione di teorie nuove ma sociali che portano al nulla.

Ma rimane insormontabile che la modernità e attualizzazione della Chiesa sia solo di facciata per accontentare l’esigenza di un politicamente corretto laico che svilisce il valore della Parola.

Questo comporta che si seguano più gli umori popolari che le Sacre Scritture che perdono di valore in funzione di un predominio laico su quello spirituale quando, in realtà, dovrebbe essere il contrario.

Ne consegue la perdita – semmai c’è stato – di quel dibattito teologico che dovrebbe essere di stimolo di riflessione per migliorare se stessi in funzione di un’ascesi che tarda a venire.

E venendo meno il dibattito viene meno la democrazia laddove vengono censurate quelle persone e gli uomini di Chiesa che ragionano con la propria testa in un’ottica di interiorizzazione dell’aspetto evangelico e rimuovendo chi non è in linea con i diktat papali.

Papa Francesco viene definito quindi l’anti Cristo da parte di quegli oltranzisti del Verbo che si fece carne quando in realtà rimane nel solco della tradizione papalina in cui non vengono accettate critiche al nuovo indirizzo della Chiesa stessa.

Una Chiesa di contraddizioni sia evangeliche che sociali perché se da una parte ammette il perdono per i gay (questione scontata e tardiva) perché si è davanti a persone figlie di Dio, dall’altra si censurano quegli uomini che gravitano intorno al sistema Chiesa rimuovendoli o scomunicandoli se non appoggiano la linea papale e svilendo il punto cardine del Vangelo: il perdono.

Enzo Bianchi – fondatore della Comunità di Bose e fine teologo – è stato accantonato senza tanti complimenti da un potere temporale che non ammette discrasie o voci contrarie rimarcando il rifiuto di obbedienza al monarca vestito di bianco.

Scomunicato pochi giorni fa un prete del Livornese, don Ramon Guidetti, perché non riconosceva l’autorità papale.

Tali fatti preoccupano i meno avvezzi alle dinamiche ecclesiastiche di una Chiesa in odore (stantìo) di massoneria cercando di trovare la quadra a quello che potrebbe comportare la voce di questi novelli padri del deserto in odore di eresia.

E quando il dogma viene messo in discussione, la possibilità di essere additato come eretico comporta inevitabilmente l’espulsione dal sistema gerarchico di chi la pensa diversamente.

È accaduto anche a Pier Paolo Pasolini con il vecchio P. C .I. che era altra Chiesa e con ben altra liturgia.

Ma è dalla nascita della Chiesa che ciò accade e le persone non lo tengono a mente denotando che oltre la Gazzetta dello Sport non leggono o, quanto meno, ragionano anche loro per dogmi imposti e quindi recepiti asetticamente.

In realtà al di là del proclamato pluralismo, di rispetto per l’uomo, di tutela degli “ultimi”, di coloro che sono poveri di spirito, c’è solo il vecchio clima di caccia alle streghe perché il mercante ha vinto sulla Chiesa con il risultato finale che la venuta dei tre Re Magi come simbolo è stato completamente inutile.

Rimarrà quindi un festa appesa al camino delle nostre case con caramelle e mandarini dentro un calza.

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