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La via “elettorale” di Damasco

A “bocce ferme” voglio tornare brevemente sulle recenti elezioni amministrative per fare il punto della situazione, non tanto dal punto di vista politico su cui si sono espressi giornalisti molto più bravi di me e molto più al dentro della situazione, quanto per svolgere le mie consuete considerazioni anomale su quanto accaduto.

Avevo previsto la vittoria della Ferdinandi e su questo non penso che sia stato necessario acume politico nella previsione, stante la differenza di comunicazione tra le due candidate a cui si è andata a sovrapporre la forte delusione dell’elettorato di centro destra verso Romizi che doveva ribaltare la città e invece l’ha solo ingessata ulteriormente.

Ne consegue la vendetta, nell’urna, dell’elettorato moderato che ha trovato nella Ferdinandi quel vento di freschezza e di empatia su cui si vaglierà per vedere se manterrà i programmi declamati e se tra cinque anni la città sarà migliorata.

Tom Wolfe (1930-2018) è stato uno dei personaggi più influenti negli USA e codificò nel 1970 il termine radical chic in riferimento alla upper class statunitense che era marxista leninista in virtù di una sostanziale noia esistenziale.

E di rimorsi di coscienza aggiungo io.

E questi termini si potrebbero anche applicare ai perugini che si sono buttati a sinistra, ma non tanto per noia quanto per la presa di coscienza della inconsistenza politica della Scoccia, brava come assessore, ma come potenziale sindaco non l’avrei vista di buon occhio.

Di sicuro mi fa sorridere l’affermazione dell’attuale sindaco Ferdinandi (è una carica istituzionale e va al maschile) in merito alla perdita di smalto di Perugia sotto la guida Romizi laddove il capoluogo è stato baluardo ultra quarantennale della sinistra, anche massona ovviamente, che ha permesso la debacle umorale della stessa e su cui Romizi stesso non ha saputo porre rimedio.

Ma soprattutto non ha saputo indicare una persona empatica e gagliarda in sua sostituzione ben sapendo della caratura avversaria.

E il risultato è sotto gli occhi di tutti con una Vittoria schiacciante anche nel nome.

Di sicuro una campagna elettorale avvelenata e cattiva che ha disarmato anche le persone più miti.

Ma il punto più interessante è la questione di Foligno dove non è stato sconfitto per una manciata di voti Masciotti, ma la diocesi che tanto si è spesa per esercitare quel potere temporale perso da tempo.

Non per nulla Presilla, che ha appoggiato inutilmente Zuccarini, è stato uomo diocesano quale direttore della Gazzetta di Foligno, di proprietà della diocesi folignate e defenestrato perché non di sinistra.

Certo perdere per 27 voti fa male laddove io avevo previsto la vittoria anche di Masciotti, ma la destra ha saputo ricorrere agli ascari per portare a casa il risultato anche a mezzo di post del sindaco Zuccarini miratissimi e che hanno colpito nel segno.

Ma la cattiveria usata dalla sinistra folignate (il mantra di Piazzale Loreto verso l’avversario non si può più sentire) è stata la sua tomba anche perché ha svelato la vera personalità di un uomo che sino a ieri faceva parte della vita consacrata.

Ma al PD non a Cristo.

Così è accaduto che anche i miti evangelici hanno iniziato a porsi domande che hanno trovato nella presenza – agli incontri cittadini – della Lorenzetti e di Riommi la adeguata risposta quando hanno notato la presenza dei dinosauri della politica sinistra folignate e che hanno fatto perdere consensi a Masciotti stesso, a mio parere.

Con il risultato che adesso a sinistra volano gli stracci ed è tutto un accusare più o meno velatamente la errata candidatura di Masciotti stesso che invece ha fatto un figurone nell’assemblare la sinistra estrema con i cattolici oltranzisti e neocatecumeni e dimenticando l’ossimoro politico di tale unione.

Rimane, quindi, agli occhi dell’utente dei social, l’immagine ridicola di persone di sinistra mangiapreti abbracciati al potenziale sindaco diocesano e che adesso rinnegano come Pietro al cantare del gallo.

Ma l’immagine rimane, come rimane la cattiveria di una sconfitta dove il vero vincitore non è stato Zuccarini, ma l’astensionismo che ha un suo perché e che trova nella disillusione che qualcosa cambi realmente.

Ma ho i miei dubbi.

Tra poco ci saranno le amministrative regionali che saranno il vero campo di battaglia per riportare l’Umbria alla restaurazione e vedremo cosa faranno le varie diocesi sul punto memori della sconfitta di quella folignate.

Poi non ci lamentiamo se le chiese non hanno più fedeli la domenica dopo queste disarmanti premesse e su cui i vescovi – pastori di tutte le anime – dovrebbero riflettere nell’aver portato alla laicizzazione della Santa Romana Chiesa di Roma per ribadire il potere temporale.

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