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I buoni propositi di Capodanno

Rispetto al Natale che nella gran parte delle persone suscita belle emozioni a scapito di una sparuta minoranza che non vede l’ora di arrivare al dopo Epifania, l’ultimo dell’anno è una festa che sta sui coglioni alla stragrande maggioranza degli italiani ad esclusione, ovviamente, dei ristoratori.

Questo status di malcontento deriva da una serie di aspettative di divertimento e non di speranza di un anno migliore che ha nell’ansia da prestazione il massimo del deficit caratteriale.

È un susseguirsi di proclami sia sui social sia nel chiacchiericcio quotidiano che si amplifica a dismisura se si hanno figli giovani che emanano proclami di certa gioia e divertimento sulla pelle economica di noi genitori, costretti a pagare un boato di schei per una sostanziale stronzata di festa.

Ma i figli so piezz e core e del portafoglio che deve assorbire il risanamento dei regali natalizi.

Certo, per un po’ ci siamo tolti dalle palle la Ferragni e quindi non sapremo cosa fare in mancanza di sue indicazioni (a parte mangiare il Pandoro), ma certo è che il cenone di fine anno nei vari ristoranti diventa la cartina di tornasole della burinaggine degli italiani.

Ora, mi potrete dire che sono snob e la cosa, nel mio intimo autoreferenziale, mi lusinga non poco.

Cominciamo a parlare dei ristoranti.

Nella maggior parte di essi si mangia discretamente male e per il veglione, volendo strafare, si ritrovano ad affrontare menu quasi imbarazzanti a prezzi estorsivi perché vuoi mettere scrivere dadolata di pomodori pachini su letto di pane bruscato con olio extra vergine d’oliva alle erbe aromatiche anziché bruschetta al pomodoro e basilico?

La questione è, infatti, questa: propinano le medesime cose che cucinano durante l’anno, ma gli cambiano nome e, ahimè, anche il prezzo.

E infine c’è l’immancabile cotechino con le lenticchie per buon auspicio di avere, nell’anno successivo, maggiori introiti perché le lenticchie portano soldi (nella credenza popolare) quando in realtà, se assunte in dosi massicce, la dissenteria del 1° gennaio.

In alcuni locali poi c’è la musica di un dj improvvisato, rara la musica dal vivo altrimenti ci vorrebbe un mutuo per pagare la cena, che propina musica funzionale a vedere gli utenti ballare o fare il trenino al ritmo di peppepperepere invocando Brigitte Bardot Bardot che se lo sapesse scatenerebbe gli anatemi del mondo.

Ma le cose si fanno interessanti quando a questi cenoni/veglioni (chiamateli come vi pare) partecipano over 55 di entrambi i sessi che spesso sono divorziati e in cerca di pruriti che vengono sviliti dal rossetto sbafato o rimmel pasticciato che fa il paio con il nodo di cravatte improponibili allentante sul collo e bottone della camicia slacciato degli uomini ammantando il tutto di una trasandatezza mortificante per il genere umano.

Tutti alla ricerca del sesso facile perché chi tromba il primo dell’anno tromba tutto l’anno con il serio drammatico rischio che poi lo debbano fare rischiando l’ovvio infarto.

Il tutto ammantato di sudore neanche si fosse in un altoforno delle acciaierie di Terni.

E, infatti, mediamente e non essendo abituati, intorno alle una di notte si vedono queste persone abbandonate su poltrone di vimini senza cuscini (si sporcano per carità) con l’occhio pecoro desiderose di togliersi da questa mattanza di cafonaggine.

Non parliamo poi di come si vestono tutti spendendoci anche sopra, con alcune donne con le calze a rete che sembrano novelle Trudy di Gambadilegno delle Walt Disney.

Gli uomini con il vestito Lebole del padre di due taglie più grandi che sono attuali come i vestiti dei romani durante la seconda guerra punica.

Tutti inguardabili.

I ragazzi, paradossalmente, sono molto più sobri e assennati pur vivendo con ansia tale giorno come se fosse l’ultimo della loro vita, ma hanno il vantaggio che almeno si divertono realmente, se non altro perché vedono gli over 55enni nella sala accanto.

Di fatto poi c’è la maggioranza silenziosa che sta a casa con pochi e fidati amici dove ognuno porta qualcosa oltre al calore amicale e vini buoni.

E sono le cene più riuscite in un perfetto mix di risparmio, allegria non forzata, e stanchezza mitigata dalla saggezza senile.

Altri ancora, i più avveduti, riescono a trovare la quadra della situazione stando a casa con solo i propri cari e poi andare nelle piazze principali delle nostre città ad assistere a ciò che ha organizzato il Comune sulla base del vecchio adagio latino panem et circenses.

Poi ci sono altri ancora, suscitando in me profonda ammirazione, che fanno opera di volontariato verso chi è meno fortunato.

A me invece, come sempre, vengono in mente le persone che lavorano per far divertire gli altri o le forze dell’ordine che vigilano su tutto.

O gli anziani e i malati che aspettano una telefonata.

È un giorno carico di aspettative deluse a consuntivo del capodanno successivo in un loop di delusioni cocenti.

Mi viene in mente Mark Twain: “Il capodanno è il momento per fare i vostri buoni propositi. La settimana successiva potrete cominciare a piastrellarci la strada per l’inferno, come al solito”.

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