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Domenico Sica, l’art director di “Wonder Woman” e lo scenografo di “Leonardo”, si racconta annunciando l’uscita di “El Turco”

Domenico Sica nato a Vallecrosia il 31 gennaio del 1962, dopo essersi diplomato al liceo artistico e Accademia di belle arti di Roma e aver frequentato corsi di pittura in privato, inizia nel 1982 il suo percorso professionale. Oggi, con più di 40 anni di esperienza, è scenografo ed art director famoso a livello internazionale soprattutto per il suo lavoro nell’universo Marvel e DC, in particolare con delle produzioni: “Avengers: Age of Ultron” e “Wonder Woman”. Dagli inizi della sua carriera ha collaborato al fianco dello scenografo e il suo primo Maestro Luciano Ricceri per registi di alto spessore come Liliana Cavani, Ettore Scola, Giuliano Montaldo, Federico Fellini e poi per Bernardo Bertolucci, Martin Scorsese e Giuseppe Tornatore. Nel 2006 ha vinto gli Emmy Awards per la migliore scenografia per “Rome” (HBO). Ha ricevuto anche le tre nomination per “Eccellenza in Production Design” per i film: “Titus” (con Anthony Hopkins; del 2000), “Wonder Woman” (con Gal Dagot e Robin Wright, del 2018) e “Moon Knight” (serie del 2023 con Oscar Isaac e Ethan Hawke). Negli ultimi anni ha lavorato anche per le serie televisive italiane ed estere tra cui: “Tutti pazzi per l’amore”, “Leonardo”, “RIS 5”. Recentemente ha finito il suo impegno con una nuova produzione internazionale “El Turco”, in uscita questo autunno su Disney+.

La produzione sulla vita di Leonardo da Vinci riscopre le bellezze naturali della Toscana ma anche del Lazio e della Lombardia. È una serie televisiva di LUX VIDE uscita l’anno scorso su Rai 1 e adesso disponibile nel tutto il mondo. Com’è ti sei preparato per questo lavoro?

“Leonardo è stato pensato fin dall’inizio come un’opera singolare, ovviamente non voleva essere un semplice documentario, di questi ne sono stati fatti diversi, ma bensì un film che raccontasse una storia, un pezzo di vita, di uno tra i più grandi personaggi che fossero mai esistiti in quel tempo e da sempre. Il nostro racconto è una sorta di thriller, un noir che tra tutti i tormenti e le evoluzioni storiche di quest’uomo, Leonardo, ci narra un percorso forse un po’ sconosciuto della sua vita privata. Tutto questo mi ha dato spunto a ricreare ed a reinventare un contenitore scenografico che non fosse una semplice ricostruzione scenografica basata solo sulla perfetta riproduzione di ambienti di epoca ‘giusta’ ma bensì ridisegnare una ambientazione che rispecchiasse prima di tutto il racconto del film, e poi interpretare quello che è l’empatia e il carattere dei personaggi. Per me la scenografia è il contenitore di una storia e dei personaggi che vivono e si muovono all’interno di essa, quindi deve rispecchiare e traspirare attraverso i muri, la materia, i colori, i sentimenti e le sensazioni che vivono i personaggi del film. Tutto ciò è molto importante affinché la ‘ricetta’ riesca nel suo intento. Importante per me è mettermi a disposizione della sceneggiatura del film e della regia, poi in sintonia con la fotografia raggiungere l’immagine voluta. Il colore ha un importante ruolo in un film, in ‘Leonardo’ ho cercato di dipingere e creare una tavolozza di colori che rispecchiasse i caratteri delle famiglie, delle città e dei personaggi: Firenze e Leonardo con i suoi personaggi per me doveva avere colori caldi, il colore del sole e quindi dipingevo su una gamma cromatica di ocra, gialli indiani, rossi, marroni, le terre d’ombra e le terre bruciate che mi fanno pensare alla Toscana. Milano, il nord e la famiglia Sforza mi hanno fatto pensare ai colori freddi, il blu, il grigio, il nero, tutto ciò per trasmettere allo spettatore la sensazione di qualcosa di freddo. La famiglia Borgia è il suo potere militare mi ha fatto pensare ai Verdi. In questo modo ho cercato di ricreare come in un quadro i colori che rispecchiassero la psicologia dei personaggi. Con i costumi di Alessandro Lai naturalmente abbiamo trovato una perfetta fusione con questo concetto. Per quanto riguarda la ricostruzione di Firenze la mia visione è stata completamente diverse e insolita, non volevo ricostruire la solita città oleografica da ‘cartolina’ ma la mia idea era quella di ricostruire una città che vivesse realmente quel momento storico, stiamo nel pieno del rinascimento ma l’architettura subiva cambiamenti lenti e graduali, cioè da un lato volevo far vedere la maestosità del duomo di Firenze nel suo splendore rinascimentale e dall’altro una città ancora che viveva nel medioevo con le sue vecchie costruzioni è un urbanistica ancora da rinnovare, insomma il vecchio e il nuovo a contrasto, come avviene da sempre e anche nella nostra epoca. Nulla cambia velocemente e improvvisamente ma le epoche si sovrappongono e si fondevano gradualmente in architettura. Per trovare la soluzione è cercare di rendere possibile tutto ciò abbiamo disegnato attraverso sketch, concetto, modellini e una progettazione molto accurata, poi in una zona esterna di circa 2 ettari di terreno vicino agli studi della LUX abbiamo ricostruito in maniera sintetica ed essenziale uno spaccato di quello che poteva rispecchiare il racconto della nostra storia e di due città come Firenze e Milano. La ricostruzione che volevo doveva essere molto reale nei materiali usati, volevo raggiungere la verità nella materia e nei colori, i muri dovevano traspirare e respirare il passare del tempo, il vissuto, quasi da sentirne anche gli odori e i profumi delle strade e dei mercati che si insinuavano e si perdevano nelle strade labirintiche della città. Ho seguito questo concetto anche negli interni completamente ricostruiti negli studi di film house a Formello. Lo studio di Verrocchio, maestro di Leonardo, ho disegnato e ricostruito in studio: un ambiente arcaico, scuro, vecchio ma pieno di arte, di energia, di passioni e di passato, sovrapposizioni di epoche, di un grande artista dove Leonardo trova l’insegnamento e l’ispirazione. I vari studi di Leonardo a Milano dove inizia ad affermarsi, uno studio abitazione più razionale e organizzato. A Firenze, dove l’estro è la fantasia traspira in un ambiente colorato, posso dire un loft dell’epoca dove Leonardo cresce e trova l’ispirazione per la sua ‘Gioconda’. Il refettorio è stata una ricostruzione difficile per l’affresco dell’Ultima cena e abbastanza fedele all’originale. La resa è stata eccellente nel trasmette a chi guarda la magia e l’atmosfera mistica di un luogo così pieno di tanta energia”.

Puoi raccontare qualche aneddoto del set?

“Uno tra gli aneddoti molto importanti e da considerarsi una vera sfida fu quello quando durante il periodo della pandemia dovevamo preparare i vari set che riguardavano gli esterni di Milano e gli interni del palazzo della famiglia Sforza. Purtroppo, improvvisamente, scoppio la pandemia e non potevamo di certo fermare la produzione; sarebbe stato un grave danno a livello produttivo economico e quasi sicuramente non avremmo mai più portato a termine la lavorazione della serie televisiva, un vero disastro insomma. Bisognava trovare una soluzione per poter preparare e girare quelle scene a Roma, ma avevamo pochissimo tempo per preparare tutti i set che servivano. Ho proposto ai produttori una vera follia, quella di ricostruire uno spaccato della città di Milano del 500 e tutti i vari interni negli studi cinematografici della Film House di Formello, ma tutto doveva essere realizzato nel giro di 6/7 settimane. Una vera sfida! Fortunatamente ero affiancato da un gruppo di collaboratori di costruzioni e tutto il mio team dell’art department, tutti molto preparati e professionali. Come in una grande squadra siamo riusciti a realizzare nei tempi concordati tutti i set di Milano, interni ed esterni e così dando la possibilità alla produzione di poter continuare le riprese senza interruzioni. L’intera opera credo sia riuscita nel suo intento, e nella sua intera ricostruzione scenografica da un lato fedele ma anche completamente reinventata rispecchiando nel suo profondo il tormento e il genio di un uomo che si chiamava Leonardo Da Vinci”.

Sei lo scenografo di fama internazionale conosciuto soprattutto per il tuo lavoro nell’universo Marvel e con DC. Quale film realizzato con loro è stato più impegnativo e perché? Quali delle star, attori importanti come Anthony Hopkins, con cui, immagino, eri in costante contatto, ricordi con più simpatia?

“Tra le produzioni DC quello che considero uno tra i più impegnativi e allo stesso tempo tra i più interessanti è stato “Wonder Woman”. Interessante perché ci trovavamo continuamente ad interagire con il reparto degli effetti visuali. La parte girata in Italia è stata girata a Matera, nella fortezza di Castel del monte, sulla spiaggia di Marina di Camerota e Villa Cimbrone a Ravello. Queste splendide location ovviamente sono state completamente trasformate a livello scenografico sia fisicamente che con l’intervento dei VFX per poter materializzare visivamente e in maniere completamente fantastica il luogo immaginario dell’isola delle Amazzoni. È stata una grande esperienza e ci siamo divertiti molto. Devo confessarti che il periodo più bello della mia vita e quello che ricordo con tanto affetto e simpatia è stato quello dei miei primi anni di formazione professionale. Gli anni dove ho appreso moltissimo dal mio grande maestro Luciano Ricceri che ricordo è ricorderò sempre per i suoi insegnamenti professionali e di vita. Erano gli anni in cui io frequentavo e lavoravo nel suo studio di Cinecittà, si chiamava “Studio El” che sta per Ettore Scola e Luciano Ricceri. Lo avevano fondato loro ed era una sorta di laboratori frequentato da giovani sceneggiatori, registi e noi scenografi. Ricordo che all’interno dello studio avevamo una stanza adibita a cucina, questa non poteva mancare anche perché Ricceri amava cucinare. Era il periodo in cui stavamo girando ‘La famiglia’ di Ettore Scola e all’ora di pranzo puntualmente venivano a trovarci Marcello Mastroianni che in quei giorni girava ‘L’Intervista’ di Federico Fellini e Vittorio Gassman che stava girando con noi “La famiglia”. Era per me quello un momento meraviglioso, magico, io ero molto giovane e sedere a tavola con quei grossi calibri della recitazione, così importanti ma allo stesso tempo così semplici e umili nel loro modo di comportarsi nel loro modo di esprimersi, ridere e scherzare è stato per me un momento della mia vista indimenticabile”.

Hai appena finito di lavorare per una nuova fiction Disney+, “El Turco”, che dovrebbe uscire in autunno 2023. Puoi già dirci qualcosa sull’argomento? Dov’è stata girata? Chi sono i protagonisti? Che tipo di scenografia vedremo?

“Sì, ho da poco finito di lavorare per la prima stagione della serie televisiva Disney Plus e Ay-Yapin intitolata ‘El Turco’. La serie tratta e prende spunto dal romanzo storico di Orham Yeniaras e oscilla tra realtà e finzione storica. Il racconto è incentrato sul personaggio ottomano dell’ufficiale dell’esercito giannizzero Balaban Aga che, dopo essere stato fatto prigioniere nel corso dell’assedio del 1638 a Vienna, fugge a Moena in provincia di Trento dove iniziò a vivere e a liberare il popolo di Moena sottomesso dai feudatari locali. Non vi svelo altro. Il regista è Uluc Bayraktar. L’attore protagonista che interpreta Balaban è Can Yaman, l’attrice coprotagonista è Greta Ferro. Sarà un cast internazionale. L’ambientazione scenografica è ovviamente d’epoca e del 1600. Quando comincio un progetto la prima cosa che faccio dopo aver letto la sceneggiatura è documentarmi sull’epoca iniziando una ricerca approfondita sull’architettura degli esterni delle città e degli interni, lo stato di vita che si svolgeva, il comportamento, la politica, i mestieri, le professioni di quell’epoca. Dopo tutto ciò inizia il vero lavoro, immedesimarsi nel racconto del film e insieme al regista e ai produttori cercare di ricostruire il contenitore estetico della storia e l’ambientazione ideale. Abbiamo preparato e girato la serie completamente a Budapest per questioni logistiche. Abbiamo ricostruito uno spaccato della città di Trento del 1600 e il villaggio di Moena negli studi cinematografici di Korda a Budapest. Inoltre abbiamo girato in varie location di Budapest e d’intorni. La preparazione è stata molto difficile in quanto dovevamo ricostruire le città in esterno e in pieno inverno, tutto questo a Budapest dove l’inverno è molto rigido. Un’esperienza molto importante dal punto di vista scenografico e molto particolare per l’approccio con vari reparti e collaboratori di stati e regioni diverse”.

Quali sono i tuoi futuri progetti? Hai già ottenuto un grande successo, c’è qualcos’altro che sogni nella tua professione?

“Il percorso professionale non finisce mai, ci sarebbe bisogno di altre vite per conoscere e imparare sempre di più. Il mio sogno è quello di vedere crescere e conoscere sempre di più nuovi talenti in tutti i campi artistici e cinematografici, sceneggiatori e registi soprattutto, e ovviamente direttori della fotografia, costumisti, scenografi, truccatori, parrucchieri, fonici, ecc. e tanta maestranza tecnica (ruoli molto importanti) affinché il cinema italiano e internazionale possa sempre di più qualificarsi nel mondo. C’è tanto bisogno di nuove idee…”.

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