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Celebriamo Perugino, ma non dimentichiamo Dottori e Sandro Penna

Perugia ha espresso, nel corso dei secoli, grandi personaggi di cui alcuni di nicchia e altri assai famosi.

In questo giorni ha grande risalto mediatico la mostra sul Perugino alla Galleria Nazionale dell’Umbria in Perugia e sinceramente la cosa non mi stupisce, anche perché il luogo è stato allestito in maniera diversa da poco e adesso la Galleria, al di là dei capolavori custoditi, è uno scrigno di bellezza che può competere con ben altre gallerie nazionali.

Non sto qui a parlare del Perugino perché sarebbe un esercizio di stile e in seconda battuta perché le notizie , più o meno esatte ,si reperiscono anche su Google e quindi sorvolo.

Poi c’è il Palazzo della Penna, sempre in Perugia, che custodisce vari dipinti di Gerardo Dottori, futurista che inventò l’aeropittura, cioè quella visione di insieme dall’alto delle nostre campagne Umbre magistralmente descritte da vari romanzieri (Herman Hesse e il Suo Peter Camenzind rimane il top sul punto) e più recentemente dal misconosciuto al grande pubblico, il geografo francese Henri Desplanques (1911-1983), che nel suo studio sull’Umbria ha partorito il grandioso “Campagne Umbre” che consiglio vivamente a tutti di leggere/consultare per avere memoria storica di come era la nostra regione dal punto di vista rurale .

Invece l’attuale Mario Polia punta più sull’aspetto delle usanze e delle tradizioni ma ahimè, sconosciuto ai più pur essendo uno studioso sopraffino, ma ostracizzato perché non di sinistra.

Dottori nel 1911 aderì, dopo aver conosciuto Giacomo Balla – a sua volta amico per la pelle di Fortunato Depero che è forse il primo designer Italiano (la bottiglietta attuale del Campari è sua) – al Futurismo e fondò la rivista Griffa intorno al 1920 che era sorta per promuovere il movimento futurista locale in Perugia che ha come simbolo della città il Grifo per cui Griffa.

Contrariamente a tanti altri futuristi cosiddetti di calibro, Dottori era un futurista anomalo rispetto a tutti gli altri di caratura nazionale, perché mentre il modo di dipingere era grossomodo schematico e per linee definite con un puntinismo che sfocia in un divisionismo oltranzista nei colori pastello al contrario di quelli cupi per indicare il dinamismo , cambiava il soggetto dipinto rifuggendo da una parte il concetto di velocità e del movimento meccanico e dall’altra esaltando il paesaggio umbro e la intrinseca spiritualità della nostra amata terra che culmina con la “Annunciazione in un Tempio d’Aria” del 1932.

Mi chiederete: perché un accostamento tra il Perugino e Dottori di sei secoli più tardi?

Perché entrambi hanno dipinto il paesaggio Umbro con maestria e delicatezza anche se con differenze di stile non indifferenti per l’epoca ed essendo entrambi, con i dovuti distinguo, innovativi nell’arte pittorica del loro tempo.

Sul punto, ricordo a me stesso, la bellissima mostra che ho visto a Padova “Futurismo. La nascita dell’avanguardia 1910-1915” laddove il termine avanguardia – almeno nelle arti visive – indica chi proiettato in maniera audace ed innovativa come punto di frattura della tradizione ora pittorica ora linguistica.

Per adesso mi fermo su questi due personaggi e parlo dell’altro grande perugino Sandro Penna.

Il fulcro e le tematiche care a Penna era l’istinto omoerotico ammantato di una liricità crepuscolare a cavallo degli anni venti e trenta del 900 derivante dalla macerie spirituali del conflitto 15/18 e segnando – proprio per le tematiche affrontate – un quid di modernità poetica di una sensualità omosessuale che era di fatto nata con le Poesie Erotiche dell’insuperabile Costantino Kavafis.

E possiamo essere sicuri che certe tematiche, all’epoca del fascismo e per certi aspetti anche ai giorni nostri, era leggermente invise al regime facendone quindi se non un kamikaze della libertà sessuale e di sentimenti, di sicuro e a suo modo un avanguardista.

Ecco il motivo per cui ho messo assieme questi tre grandi personaggi di Perugia che sembrano non avere nulla in comune quando in realtà, nell’ottica sopra spiegata di avanguardia, erano coloro che hanno segnato – ognuno nel suo campo di applicazione – la strada per chi poi è venuto dopo, Alberto Burri compreso.

Quindi Perugia città moderna e avanguardista per eccellenza e non per nulla la marcia su Roma dei fascisti fu programmata all’Hotel Brufani o organizzata lì da loro che – per l’epoca e scevri da ogni giudizio politico – erano avanguardisti.

Ora e per concludere, se Perugia è riuscita ad organizzare un evento come la mostra sul Perugino, mi domando cosa attende per fare altrettanto con medesimo vigore culturale mostre o eventi su Dottori o su Sandro Penna cercando di spiegare al popolo chi fossero e non rivolgendosi solo ai soliti noti che si autoalimentano di stereotipi culturali, a volte anche snob.

Diventa quindi un problema di comunicazione che deve essere fruibile, la cultura, a tutti e diventa il veicolo all’apprezzamento del bello, sia che sia un quadro di Dottori che una poesia di Penna.

Le idee racchiuse in se stesse s’inaridiscono e si spengono. Solo se circolano e si mescolano, vivono, fanno vivere, si alimentano le une con le altre e contribuiscono alla vita comune, cioè alla culturascrive Gustavo Zagrebelsky (giurista).

Perché non vorrei che Perugia, che continua nel lento declino culturale che si contrappone alla crescita delle logge massoniche (si dice ben 22), finita la mostra torni in quell’apatia e carenza di dinamismo culturale che ne aveva fatto negli anni ‘80 una città moderna con animo antico e nobile.

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