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La politicizzazione della Chiesa

Riflessioni sul futuro del cattolicesimo dal Concilio Vaticano II alla morte di papa Benedetto XVI

Julius Evola nel 1963, a conclusione del Concilio Vaticano II scrisse le sue considerazioni su tale evento e tuonando contro lo stesso, tanto da avere la reprimenda del Santo Padre del tempo.

Custode delle tradizione in senso etimologico e profondo studioso dell’esoterismo, è sempre stato l’anima di una destra spirituale di grande diffusione nonostante una sostanziale illeggibilità del suo italiano perché la sintassi era – come costruzione della frase – il latino.

Un pensatore che sta alla destra come l’irraggiungibile Gramsci sta alla sinistra e da me letti entrambi.

Ma se il secondo era più concentrato sul materialismo a difesa degli oppressi sino a scontarne le estreme conseguenze carcerarie e di confino, Evola – tacciato anche di essere l’ispiratore di vari terroristi neri, ma uscendone assolto – puntava il dito con lo svilimento dell’individuo assoluto e il suo mancato còmpito di essere prevalentemente spirituale al punto che scrisse un libro – ovviamente ostracizzato – dal titolo Razzismo spirituale.

Sdoganato recentemente da Paolo Mieli del Corriere della Sera su Rai Storia e successivamente da Vittorio Sgarbi in una bella mostra di Evola pittore futurista al Mart di Rovereto, le sue parole dette nel 1963 risultavano profetiche, al punto che con la morte di papa Ratzinger è venuto meno un modo di fare Chiesa e di essere Chiesa.

Renè Girard – cattolico – morto a 91 anni, ebbe il suo daffare a cercare – all’interno del sacro – quel sentimento che poi è diventato dapprima il motore dei romanzi e poi del mondo con il concetto del mimetismo, cioè quel desiderio di vivere al meglio le esperienze altrui che – fallendo – hanno fatto nascere il capro espiatorio.

Cioé quando il fallimento del sé trova linfa in colpe di altri che ne sono anche ignari e creando sia l’invidia che gli alibi.

Ma si potrebbero scrivere pagine su pagine di filosofi e pensatori che hanno cercato di dire la loro su questa deriva morale di valori che – nella società di oggi – vengono assimilati ingiustamente alla destra stessa quando in realtà ci sono certi passi di Gramsci tratte dalle Lettere dal carcere, che sono illuminanti e che trovano il seguito ideale in lettere ad una professoressa di don Lorenzo Milani.

Tanto per dire che se un valore è assoluto diventa patrimonio di tutti, ma basta capire se si cerca più il bene spirituale che materiale, la vera battaglia tra una certa destra e una certa sinistra.

In questo contesto malevolo e fatto di reciproche prevaricazioni, papa Ratzinger è stato – da fine teologo – un punto di frattura e di ritorno ad un impossibile passato recente con l’avvento della Chiesa nel terzo millennio come una prestigiosa società per azioni.

Aveva il Santo Padre morto da poco, che ha lasciato parole indelebili, sul modo di vedere Cristo che culminano nella frase non mi preparo per una fine ma ad un incontro, una spiritualità non capita e non voluta capire al punto che nel 2006 fu massacrato da tutti per il suo celebre discorso a Ratisbona, cercando di coniugare Fede e Ragione (quasi un filosofo neoellenico) a motivo del quale ebbe a dire che Dio non si compiace del sangue.

Una forte critica ad un certo mondo dell’Islam.

Cominciò la sua parabola verso il basso agli occhi degli sprovveduti che iniziarono a dargli del nazista, del connivente alla pedofilia dei preti e – poco ci manca – come ispiratore degli attentati alle Torri Gemelle a New York.

Da parte dei soliti noti e di giornalisti prezzolati.

Ma aveva capito – prima di tutti – la deriva della Chiesa come faro spirituale insito in ogni uomo laddove ha perso la via dell’ascesi, della trascendenza e della profonda meditazione – che sfocia nella preghiera – come elemento utile per raggiungere il vero Cristo e ridare alla Chiesa quella purezza primordiale di santità a tutto tondo.

Una Chiesa che, invece, si è politicizzata e ha perso smalto vanificando l’Enciclica di Leone XIII Rerum Novarum con il progressista Concilio Vaticano II e il conseguente appiattimento sulla società moderna con tutte le sue falle di cui ci lamentiamo, ma non facendo nulla per porvi rimedio.

Un progresso sociale sfociato nel materialismo e che ha reso la Chiesa un organo solo squisitamente politico e non più un promotore di Fede al servizio dell’uomo per raggiungere l’Eterno, ma solo di un ideale al servizio del progresso piegandosi ad esso.

Il risultato è lampante con papa Francesco, nome francescano e atteggiamento gesuitico.

Un ossimoro.

Una Chiesa che ha perso la bussola e si è adeguata alla società e non viceversa dimenticando che il Vangelo rimane un insuperabile testo rivoluzionario nella ricerca dell’amore per il prossimo e con una specifica parte politica che – solo adesso – ammira le prese di posizione di Santa Romana Chiesa e delle sue incursioni negli affari politici de noantri laddove ha sempre, invece, auspicato la laicità dello Stato italiano stesso finché la Chiesa diceva cose contrarie al progresso.

Con Ratzinger è morta anche la Chiesa e si affaccia un quadro desolante: la perdita di una spiritualità meditata a favore del materialismo.

Chiese vuote e pance semi piene.

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