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lunedì, Dicembre 5, 2022

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La nuova era del fashion system: il vintage

Il vintage negli ultimi anni è tornato in voga, in origine, la parola stessa indicava il vino d’annata, in questo caso parliamo di capi d’abbigliamento, accessori e oggetti datati e usati che nel tempo hanno acquisito un certo valore. Ecco perché spesso il vintage è un pezzo unico, originale. Abiti, accessori e oggetti appartenuti a un determinato periodo storico tornano di “moda”. 

La crisi pandemica ha accelerato questo meccanismo, ne parliamo con Anna Festa e Angelo Catullo.

Nasci come stilista, hai avuto varie attività commerciali, tra cui un tuo brand che vendevi all’interno di una boutique pre-pandemia, quanto questi ultimi due o tre anni hanno influenzato il cambiamento nel settore moda?

“Innanzitutto ti ringrazio per l’opportunità che ci stai dando, Nanà Petite non è una singola persona, siamo io, Anna Festa oppure Nana’ che non ama definirsi una stilista ma bensì una disegnatrice di moda o ancora meglio ‘un’incasinatrice di moda’ e Angelo Catullo, musicista, anche se oggi lo fa solo per passione, ex compagno, con cui da ben 25 anni condividiamo e realizziamo diverse attività che son passate dalla moda alla ristorazione, per poi ritornare nel mondo dell’abbigliamento e degli accessori fino ad arrivare all’avvicinamento al mondo del vintage. Io Anna nasco come illustratrice fotografica, di moda e per libri d’infanzia, mi trovo a lavorare nel settore moda quasi per caso grazie a un’azienda che mi fece scoprire questo mondo dandomi la possibilità di esprimere a pieno la mia creatività giocando con colori, tessuti, pellami, accessori e tutto quello che ho a disposizione. Fra il 2018 e il 2019 realizziamo la prima collezione di abbigliamento donna ‘Key Key’ riscuotendo la curiosità di molti acquirenti. Il progetto però, richiedeva un consistente investimento per una produzione dai costi molto alti che in quel momento non potevamo adempiere. Nel 2019 Angelo decide di aprire un piccolo negozio di abbigliamento a Napoli, nel quartiere Chiaia, in cui poter vendere sia le nostre creazioni che alcuni prodotti di altre aziende: nel 2020 nasce Nanà Petite. Proprio in quell’anno scoppia la pandemia da Covid-19 con apertura a marzo, insomma attività nuova in pieno lockdown, abbiamo tentato di andare avanti e credere in questo progetto anche contro tutti ma purtroppo a distanza di due anni abbiamo dovuto chiudere. Nel corso di questi anni realizziamo altri capi d’abbigliamento e un campionario di borse in vera pelle, con tessuti vegetali senza presenza di sintetici, tessuti di cotone e canvas. Ad un certo punto, ci siamo resi conto che a seguito della pandemia, la gente inizia ad approcciarsi alla moda diversamente, cresce la richiesta di capi comodi, sportivi, senza tanti fronzoli e man mano si fa più forte la richiesta del vintage. Riprendere e utilizzare capi passati, unici”.

Avete deciso di cambiare e di vendere vintage, come siete arrivati a questa soluzione?

“Durante la pandemia abbiamo iniziato a percepire che i consumatori avendo più tempo a disposizione iniziano a riflettere sullo spreco e sull’eccesso di capi che si hanno nel guardaroba facendo scattare questa voglia di riutilizzare capi ‘vecchi’, probabilmente usati poco poiché poi sostituiti con capi di tendenza. Così è cresciuto in modo esponenziale il mercato del vintage, realtà sempre esistita ma che si sta facendo spazio in maniera prorompente. Anche negli uffici di rappresentanza iniziamo a sentire che le case di moda pensavano a causa delle perdite di creare collezioni ma di diminuire le uscite e di smaltire i capi a terra. Abbiamo deciso di lavorare e crescere in un settore in cui un abito può essere migliore di quelli proposti nei negozi, avendo dei capi originali senza confondersi alla massa. Quindi abbiamo deciso di mirare sull’originalità”.

Perché la gente non vuole più spendere tanto per l’abbigliamento? Il problema è solo nelle proposte di qualità – prezzo non coerenti?

“Qualitativamente i capi vintage sono migliori spesso dei capi che fanno parte del pronto moda ma non del lusso, si continua come Nanà Petite Vintage. Capi migliori a prezzi accessibili, la gente questo vuole, comprare cose carine e non troppo care, ma anche trasformarli in pezzi unici che è la parte più affascinante di questo lavoro”.

Nana’ Petite è su Instagram, oltre a vendere alle fiere capi autentici vintage, capita di renderli ancora più autentici con delle modifiche ad hoc giusto?

“Nanà Petite rimane con il concetto di vendere prodotti originali rispetto alle proposte altrui, dalla scelta dei singoli capi, capendo le esigenze e i gusti delle persone, intervenendo direttamente sui modelli realizzando pezzi unici. Siamo presenti con lo shop sui social IG e FB e in un futuro breve contiamo di realizzare un sito e-commerce” . 

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