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La Prisca sapienza italica, un viaggio nella Tradizione con Luca Valentini

“È sufficiente studiare il VI canto dell’Eneide e l’intreccio del Vate della Roma Augustea con Neapolis per intuire felicemente ciò a cui stiamo alludendo”

Luca Valentini, redattore del sito web Pagini filosofali, direttore della rivista di filosofia ermetica Aiòn, redattore della rivista di studi romanologici ed ermetici Politica Romana.

Come nasce il suo interesse per le dottrine ermetiche?

“Il mio interesse nasce a seguito dello studio delle opere dei maggiori esponenti della cosiddetta Philosophia Perennis (Coomaraswamy, Guénon, Schuon, Evola, …), che inevitabilmente mi hanno condotto a conoscere il sodalizio magico più celebre del ‘900 ovvero il Gruppo di Ur, con la sua storia e le sue monografie. Di lì, il passo verso l’approfondimento delle opere di Kremmerz, della scuola esoterica napoletana, dei classici del neoplatonismo, della teurgia antica e della magia rinascimentale è stato quasi obbligato”.

Da quello che si evince dai suoi interventi su vari canali youtube, su riviste online come ereticamente e pagine filosofali, ha una missione da compiere: quella di diffondere tra chi è interessato la consapevolezza di un sapere diverso da quello accademico. È corretto?

“Non è corretto. In primis, le missioni le compiono i predicatori, i capi delle sette che necessitano di fedeli e discepoli di cui circondarsi, su esercitare potere e dominio psichico e su cui, purtroppo, in alcuni casi, fare qualche losco affare economico. Non sono un predicatore, non ho discepoli e tutto ciò che condivido online, nelle conferenze pubbliche, nelle pubblicazioni con diverse case editrici è solo una compartecipazione di una passione per gli studi della tradizione classica ed ermetica con diversi amici e con chi condivide le nostre stesse passioni, ovviamente in forma totalmente gratuita. Inoltre, è importante specificare che il sapere accademico, quello semantico e filologico, non si costituiscono in opposizione alla conoscenza tradizionale – questo è un adagio vetusto che credo si debba superare – ma è il fondamento per un corretto approccio al mondo esoterico. Un certo mondo spiritualistica ha spesso negletto lo studio, la conoscenza delle lingue e dei testi antichi, dell’ermeneutica e delle scoperte dell’antropologia culturale e dell’archeologia, relegandosi in elitismo superstizioso, che ha visto e vede troppi alieni e poco e bei testi di filologia, per i miei gusti. Dal mondo accademico, quello non fazioso ed ideologizzato, bisogna ‘rubare’ i metodi d’analisi e di studio. D’altronde, grandi personalità come De Francisci, Kerenyi, Eliade, Culianu, etc.., ora Zambon, Susanetti, Grossato, Mander, De Martino, etc., ce li ha presentati e fatti conoscere una buona disposizione esoterica”.

Qualcuno diceva, sempre da un punto di vista sapienziale: “Napoli è la fonte, Roma è la foce”. Cosa ci può dire a riguardo?

“Sono due città che rappresentano, come Giano, il dio degli inizi, due facce di un unico omphalos, quello della sapienza arcaica e misterica in terra d’Italia. Vi è una terra di mezzo tra Roma e Napoli, tra il Circeo e Cuma, che è luogo di miti, di Dei, localizzazione forse del mitico Giardino delle Hesperidi, essendo Hesperia appunto l’Italia qualche Giardino della Sapienza. Domenico Bocchini nelle pagine del ‘Geronta Sebezio’ e degli ‘Arcani Gentileschi’, un Angelo Mazzoldi nel suo ‘Delle Origini Italiche’ e tutti i grandi esoteristi ed esploratori che un Fabrizio Giorgio ci ha magistralmente fatto conoscere nelle sue ricerche, ci raccontano di una sintesi tra il mondo italico – etrusco e poi romano e la sapienza pitagorica orfico – dionisiaca del Mediterraneo. E’ sufficiente recarsi a Pompei, alla Villa dei Misteri, al suo Tempio di Iside, alle sue Domus romane adornate con le immagini di Thoth, proprio come la conclusione del Fedro di Platone, è sufficiente studiare il VI canto dell’Eneide e l’intreccio del Vate della Roma Augustea con Neapolis per intuire felicemente a ciò a cui stiamo alludendo”.

Da un punto di vista operativo: è il rito che spiritualizza l’uomo o l’uomo che spiritualizza il rito?

“Vi è un grave errore perpetuato nel mondo tradizionalista, sia per un nefasto misticismo di origine cristiano sia per l’assunzione acritica delle opere di Guénon, e consiste nell’accettazione dell’ ‘Ex opere operato’ ovvero del convincimento che il rito funzioni per il semplice fatto di averlo compiuto, al di là di come e di chi lo possa aver officiato. Il ‘favete linguis’, il silenzio rituale romano, le ferree regole ascetiche che dovevano seguire i Flamini romani, come i sacerdoti e gli iniziati di tutte le religioni, così come la norma inderogabile della dignificazione, così come espressa da Cornelio Agrippa nel suo ‘De Occulta Philosophia’, confermano la validità di una prescrizione essenziale in ambito ieratico: ’è sempre il Mago a fare il rito, mai il rito a fare il Mago’. Proprio perché, se in ambito devozionale, il centro è posto nel culto e nella divinità teistica da venere, in ambito iniziatico il centro deve essere posto in chi si accinge alla trasmutazione della propria personalità quindi alla realizzazione della propria Opera. È di Giamblico, nel primo libro del De Mysteriis la precisazione su come l’intera pratica teurgica sia effettivamente una ‘autoemanazione’”.

Che apporto può dare e che risvolti pratici può far emergere in questi tempi desacralizzati, la riscoperta del sacro femminile?

“Ritengo che sia il tasto dolente dell’esoterismo contemporaneo. Bisogna fuggire, a mio modesto parere, da due estremismi e ricordarci di quanto enunciato da Cicerone (Tusculanae disputationes IV, 20, 46) : ‘In omnibus fere rebus mediocritatem esse optumam’ (‘Quasi in tutto la via di mezzo è la migliore’). Da una parte si palesa un grande limite di Evola esaltato a virtù circa l’opposizione al mondo del femminismo sacro, come superamento di un mondo lunare, ctonio – visione ripresa erroneamente dal filosofo russo Dugin – in cui la visione solare, olimpica, paterna dovrebbe sovraordinare nella forma dell’Essere il divenire inquieto della Donna e della Madre. Da un altro punto di vista, si ripete lo stesso errore a parti invertite, nell’espressione ‘Dio è femmina’, nella ricerca giusta di un mondo ginecocratico disconosciuto, ma nell’esaltazione dello stesso a valore assoluto, con le stesse dinamiche monodirezionali, che si imputano al patriarcato. La Sapienza, per fortuna, ci conduce in altre direzione, partendo da Platone che ci rammenta come le anime prima e dopo l’incarnazione siano assolutamente asessuate o un Bruno, nei suoi Eroici Furori, di come non si giunga ad Apollo senza conoscere Diana. Molti dimenticato un dato fondamentale: il cosmo è molteplice ed unitario, presenta forze polarizzate e contrastanti, esattamente come la Natura e la fisiologia umana. Vi sono il Sole e la Luna, vi è il sistema arterioso come quello venoso, vi sono nella mitologia egizia Osiride, Iside, Nefti e Seth, due maschi e due femmine, come fratelli e sorelle di un’unica famiglia, quali espressioni dei 4 elementi costitutivi del mondo. Non vi è una pratica realizzativa sana, completa senza la conoscenza del sacro femminismo, che è Persefone, ma è anche Cibele, la Madre degli Dei cantata da Giuliano Imperatore, quale espressione dell’Anima Mundi, infera e celeste come Ecate, pandemia ed urania come Afrodite, in un processo polare ed unitivo che conduce allo stato androginico, delle statue egizie con il corpo di Iside ed il volto di Osiride, delle nozze ierogamiche tra Sekhmet e Path, tra Flamine e Flaminica, uno compenetrato ed essenziale per l’altro. Tale è la sapienza di ogni tempo e in ogni civiltà, anche nella folgorazione quale divinazione di Semele, quale prima menade, da parte di Zeus, il resto è un gioco noioso di uomini a cui mancano le donne e di donne a cui mancano gli uomini”.

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