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Il Barocco veneziano incontro la quotidianità urbana, la moda secondo Cheren Hesse Surfaro

“BaRock” e “Urban Vibes” mischiano generi e colori, storia dell’arte con il glam rock anni ’70 e riscuotono grande successo

Dal Barocco veneziano al glam rock anni ‘70 e ai modelli urbani degli anni ‘90. Abiti e accessori classici che incontrano la modernità. Cheren Hesse Surfaro, stilista calabrese, compone la sua moda recuperando particolari e colori dalla storia dell’arte e del costume, tra passamanerie e arazzi, mischiando il tutto con elementi moderni, della quotidianità.

I tuoi disegni risultano già a colpo d’occhio fuori dagli schemi ordinari, da cosa trae ispirazione questo stile?

“Lo stile delle mie collezioni ‘BaRock’ e ‘Urban Vibes’ è ispirato dalla musica che, da sempre, è stata protagonista nella mia vita, soprattutto nei mood giornalieri. La prima collezione, la BaRock, è ispirata al ‘700 veneziano e alla nostra storia dell’arte mixato con tagli e modelli della scena musicale degli anni 70: il Glam Rock. Ecco il perché anche di questo nome destinato alla collezione che mi ha consacrata, soprattutto su Roma alle origini del mio percorso artistico. È un connubio stilistico di due periodi sfarzosi, eccentrici ed eleganti che hanno reso iconica e riconoscibile la società del loro tempo. La Urban Vibes, invece, è ispirata agli anni ‘90, esattamente allo stile hip hop sgargiante, ma essenziale nei tagli, al contempo. È una collezione che vuole arrivare ai ricordi di quello che, per me, è stato un periodo storico di solide basi”.

Meridionale e fieramente reggina, fino ad ora ha riscontrato più successo nel suo territorio d’origine, nel resto d’Italia oppure all’estero?

“Se devo rispondere sinceramente… un po’ ovunque l’abbia esposta. Da Reggio Calabria a Dubai, sono collezioni che si impongono all’attenzione, ognuna con la propria peculiarità. Sia in bene che in male, hanno avuto opinioni in ogni contesto in cui sono state sfilate ed esposte. Questo perché, trattandosi di stili attinti da periodi che hanno caratterizzato e definito la propria epoca d’appartenenza, solleva ricordi ed emozioni agli occhi dello spettatore; ed è proprio questo che mi piace ricreare attraverso le mie creazioni”.

I colori predominanti dei suoi vestiti, che mi permetto di definire vere e proprie opere d’arte, sono il nero e l’oro. Che rappresentano per lei questi colori?

“Grazie per aver definito opere d’arte le mie creazioni. Il colore non è mai stato parte focale degli abiti, in origine era la fantasia e la scelta del tessuto che faceva sì nascesse l’abito, ma, a collezione ultimata, credo sia divenuto co- protagonista di tutto il mood. Predominano il nero e l’oro non per scelta mia, ma per scelta della collezione stessa. Il nero, oggi potrei associarlo ad uno dei colori del rock, ispirato dalle ecopelli dei performer e dalle singolari interpretazioni che il colore stesso crea, mentre l’oro alla ricchezza e allo sfarzo delle corti barocche. Si crea un filo conduttore tra un periodo storico e l’altro, nonostante siano parecchio lontani l’uno dall’altro”.

Che ne pensa dei social e delle “influencers”?

“Credo che siano state abili ad aver creato, oggi, un mestiere attraverso un comune profilo social fino a far divenire imprenditoria questo vecchio passatempo. Trattandosi di moda e di imprenditoria, oramai, è rivolto ad un pubblico di consumatori che seguono le costanti tendenze in cambiamento, quindi un qualcosa di frenetico e che si brucia velocemente. Non intende raccontare una storia come nel caso dell’artigianato o dello stile, ma fatturare sulla vendita di un prodotto. Non rientra nella mia ottica, ma se è mestiere lo considero una palestra lavorativa per gli imprenditori del futuro”.

Secondo lei, come può un artista mantenere dei canoni tradizionali e nello stesso tempo creare qualcosa di nuovo?

“Credo che ciò possa avvenire attraverso la scelta di un qualcosa appartenente al passato e lavorarlo con la propria idea. Certo, è un rischio che si corre, fa nascere parecchi dubbi e soprattutto mettersi in gioco con se stessi; però oggi, dopo due rischi corsi con due collezioni, posso dire che l’audacia nel decontestualizzare, mixare e rivedere il passato con un’ottica contemporanea, funziona… l’ingrediente segreto è mantenere sempre l’intenzione iniziale”.

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