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Emanuela Orlandi, un mistero lungo 40 anni

La ragazza con la chitarra

Oggi Emanuela Orlandi avrebbe superato i cinquant’anni, per la precisione avrebbe compiuto 55 anni il 14 gennaio del 2023. Eppure, nella memoria collettiva, è una eterna fanciulla, inghiottita da una voragine profonda 40 anni, e quelle immagini che l’hanno cristallizzata fermando il tempo, ove scorgiamo una ragazza dal volto morbido e l’espressione sbarazzina della gioventù, appaiono meste e fagocitate dal vuoto di risposte, appesantite dal baratro dell’ignoto.

Tante le piste, gli scenari che si sono sovrapposti, la scomparsa della Orlandi è ammantata da una coltre di mistero, di tabù secolare, come un velo di Maya ineludibile, una barriera impenetrabile che impedisce di giungere alla verità. Quel 22 giugno del 1983, non appena terminata in anticipo la lezione di flauto e canto presso l’Accademia di Musica Tommaso Ludovico da Victoria, la giovane, cittadina vaticana, scomparve e non torno mai più a casa: di lei non si è saputo più nulla, come fosse stata cancellata, in quel fatidico giorno, senza più traccia, un silenzio che ha attraversato decenni, facendo vacillare il ponte della speranza, ancora tenuta viva dai familiari e da coloro che, instancabili, bramano la verità, che Emanuela sia viva o meno.

Innumerevoli le piste, rivelatesi poi vicoli ciechi, dal possibile coinvolgimento della banda della Magliana, passando per i collegamenti con l’attentato a Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981, con esternazioni in merito, poi largamente smentite, dell’ex terrorista Ali Ağca. Un caso oltremodo intricato, tristemente divenuto celebre, irrisolto, che ha gettato ombre e torbide ipotesi sul Vaticano, su accadimenti messi nel baratro del taciuto, di una segretezza volta a celare eventi forse così scabrosi dall’aver condotto alla cancellazione di una esistenza, una sparizione “perfetta” che non ha lasciato indizi, soffocando la vita e la voce di Emanuela.

Poi, nel 2023, poco dopo la morte del Papa Benedetto XVI, uno squarcio nel nulla, a molti anni dall’archiviazione del caso del 2015, ed è lo stesso Vaticano a riaprire le indagini: volontà di far emergere la verità per la famiglia o di mettere a tacere definitivamente le supposizioni e i sospetti sulla Santa Sede? La circostanza appare favorevole, ma solo il tempo potrà fornire una risposta; in tal senso, il 2023 potrebbe essere l’anno della svolta così come rivelarsi la speranza finale disattesa.

Sicuramente l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi renderebbe più solida la fiducia che qualcosa possa finalmente mutare e che si riesca ad indagare con serietà e trasparenza su ogni elemento e pista sommersa, per perseguire verità e giustizia.

L’insanabile e dolorosa scomparsa

La scomparsa che si protrae nel tempo provoca una insanabile frattura del dolore, incapace di pace e rassegnazione, poiché non vi è corpo sui cui piangere, e l’assenza di verità rende incessante il tormento dei cari che bramano di riempire questo vuoto, aggrappandosi ad ogni possibilità, nutrendo fino all’ultimo la speranza di poter riabbracciare il familiare perduto, in vita.

A parere di chi scrive, tenendo conto degli intricati sviluppi e delle innumerevoli piste e ipotesi vagliate, appare improbabile la possibilità che la Orlandi oggi sia ancora in vita: forse parte involontaria di circostanze proibite, vittima in fatti scabrosi di cui far perdere ogni traccia, è stata rapita e messa nelle condizioni di non parlare più, pur considerando la peggiore delle ipotesi.

Una quindicenne, nel pieno delle proprie capacità e doti, non avrebbe potuto per oltre quarant’anni dimenticare, tacere, svanire da ogni possibilità di rivalersi. Se può apparire plausibile per bambine scomparse in tenera età, come nel caso di Denise Pipitone o Angela Celentano, l’attuare lo sradicamento dalla comunità e dalla famiglia originaria, con conseguente mancanza di consapevolezza e memoria del passato, questo non è realisticamente ipotizzabile per la Orlandi.

La continua lotta di Pietro Orlandi

Finché non avrò un corpo, ho il dovere di cercarla viva…Noi non rinunceremo mai alla verità e continueremo fino alla fine. Lo dobbiamo a Emanuela e a tutte le vittime della crudeltà umana”: non si arrende Pietro Orlandi, lotterà fino a quando la verità non ritroverà il sentiero della luce, dopo decenni di silenzio che urla giustizia, le sue parole sono la tenace resilienza della speranza.

E noi, con lui, io stessa, vorremmo dare un volto alla donna che sarebbe oggi la ragazza con la chitarra, l’eterna fanciulla rimasta intrappolata in quel maledetto giugno del 1983, la giovane a cui è stata strappata la voce, la vita, e i sogni di ieri, di quarant’anni fa, che tutti vorremmo conoscere. Non smettiamo di lottare per riavere la memoria, la storia, la verità su Emanuela Orlandi.

Dott.ssa Alice Mignani – Assistente sociale, Criminologa e Pedagogista

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