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L’arte come dialogo con Dio e tra gli uomini

Intervista ad Anna Shamira Minozzi alla scoperta delle composizioni calligrafiche

Anna Shamira Minozzi è un’artista italiana ispirata dalla calligrafia islamica ed è ideatrice di innovative composizioni calligrafiche. In virtù dei risultati raggiunti in questa sua espressione artistica, è stata invitata nel 2004 dall’Ambasciata del Regno dell’Arabia Saudita a partecipare a un concorso per un bozzetto di un francobollo, indetto dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni del Regno dell’Arabia Saudita. Sono molteplici i riconoscimenti ricevuti per la sua bravura artistica ed ha avuto il grande onore di ricevere i complimenti come artista.

Shamira Minozzi, parlaci di te.

“Sono una donna amante della bellezza in ogni sua forma, una donna che attraverso la propria arte cerca di esprimere ciò che ha nel cuore e l’immensa gratitudine verso Dio per tutto ciò che le è stato donato”.

Come è nato l’interesse per l’arte? Ma soprattutto, ci sono state figure determinanti nelle sue scelte di vita e formazione?

“La passione per l’arte mi è stata trasmessa da mio padre, anch’egli artista. Fin da piccola mi metteva a disposizione colori e piccole tele e mi faceva stare nel suo studio mentre dipingeva, e io, rapita dalla sua bravura, cercavo di imitarlo. Lui mi incentivava sempre facendomi complimenti per le mie piccole ‘opere’ anche se erano disegni di una bimba di 5 anni. È stato fondamentale questo suo incoraggiarmi e darmi sicurezza. È stato lui ad aiutarmi a spiccare il volo verso un futuro libero e ricco di creatività, senza paure che inibiscono solo la ricchezza che possiamo attingere da noi stessi”.

In che modo l’arte può essere trait d’union tra popoli e religione?

“La cultura, le arti e il pensiero portano alla fratellanza, al rispetto e non alla divisione e all’odio. Se la religione ‘predica’ la pace, l’arte è pace. Spiegherò, quindi, il percorso che mi ha spinto a utilizzare la mia arte come potente mezzo di conoscenza e di comunicazione, capace di creare un fertile terreno di scambio e di dialogo. La mia è una testimonianza di come ci si possa arricchire culturalmente e spiritualmente viaggiando in un paese straniero e l’esperienza di una donna occidentale che, nei suoi frequenti viaggi in Egitto, incontra l’arte islamica e se ne innamora a tal punto da diventarne una calligrafa. Ho iniziato come artista ispirata all’antico Egitto, invaghita della sua cultura e dei geroglifici. Tutti i segni sono immagini e alcuni tra loro possiedono la forza comunicativa del concetto che esprimono. Quindi, ognuno di noi può essere colpito inconsciamente da un simbolo anche se non ne capisce il senso. È quello che succede con i geroglifici, ti parlano anche se non ne comprendi il significato. A volte alcune visioni suggerite da stimoli primordiali, possono produrre straordinarie intuizioni. Per dirla come Albert Einstein: ‘L’immaginazione è più importante della conoscenza’. La visione di elementi che racchiudono esperienze passate, può aiutarci a comprendere meglio il presente, a coglierne aspetti più profondi. Nulla è poi così nuovo sotto la luce del sole. I geroglifici (‘parole sacre’, in greco) per gli Egiziani erano Medu Necer ‘parole di Dio’ e servivano a comunicare con il divino, funzione propria anche della scrittura araba, sublime strumento per trasmettere le parole ‘messaggere’ dei versetti delle Sure del Corano. Venendo quindi per la prima volta in contatto con l’arte islamica, sono rimasta folgorata dalla scrittura, anche se non riuscivo a leggerla poiché non conoscevo l’arabo. Da quel momento la Luce dell’islam è diventata per me una fonte ispiratrice. Dopo essere stata così colpita come artista dalla bellezza dell’arte islamica, mi sono inoltrata nella cultura che stava alla base di tanta bellezza ed eleganza. Quest’arte esprime inequivocabilmente il significato del nome Islam e quindi mi ha fatto innamorare del grandioso messaggio di pace che porta il Sacro Corano e della grande saggezza del suo Profeta Mohammad. Il mio senso artistico è stato ispirato in modo particolare dalla forma calligrafica della Basmala. La mia arte di calligrafa nasce dunque da un sincero e profondo amore e rispetto verso l’Islam puro. Ero consapevole che iniziando il mio cammino di calligrafa, toccavo un’arte sacra per milioni di musulmani, cosa che non dimentico mai prima di eseguire una mia opera e che mi porta quindi a verificare accuratamente la correttezza di ciò che mi appresto a riportare sulla tela. Ho iniziato copiando i 99 Nomi di Dio, passi del Corano. Poi, come artista, ho sentito l’esigenza di ideare qualcosa di nuovo e, ispirata dalla leggiadria di questa arte, ho ideato la mia prima Basmala a forma di farfalla. La gioia che ho provato è stata immensa perché per me ciò significava un mondo nuovo che si apriva per la mia creatività. Incominciai dunque a ideare e realizzare innovative composizioni calligrafiche. L’arte può essere un vero ponte tra culture diverse, tra oriente e occidente, un ponte tramite il quale ci si può serenamente incontrare per avere un proficuo scambio culturale e umano. È questo infatti ciò che voglio dimostrare nel mio cammino di artista occidentale che si esprime nell’arte della calligrafia islamica. Io credo che si debba sempre sostenere la divulgazione della cultura. Dove c’è cultura e conoscenza, non esistono pregiudizi o ‘sbagliate informazioni’ tendenziose che portano a dividere, anziché unire. Dove c’è scambio culturale c’è il rispetto dell’altro. Dove c’è condivisione, dove si incontrano culture differenti c’è sempre arricchimento e ispirazione. Faccio un esempio: io sono una pittrice, lavoro con i colori e poniamo il caso che io disponga solo dei colori rosso, giallo, blu e bianco, perché l’unico negozio che conosco e che mi fornisce i colori dispone solo di queste tinte. Poi incontro un venditore di colori straniero che vende il color lilla, arancio, smeraldo e mi fa scoprire anche i colori oro e argento. Ora come artista ho a disposizione più colori e la mia fantasia potrà volare e dar sfogo a maggiore creatività, senza che io debba rinunciare ai miei amati colori base, ma aggiungendone di nuovi che prima non avevo. Questo vuol dire che io non cambio e non rinuncio alla mia identità artistica aggiungendo nuovi colori, ma anzi l’arricchisco. Se un occidentale, guardando un mio quadro di arte islamica, apprezzasse la bellezza dei suoi contenuti e in lui nascesse la curiosità o il desiderio di approfondirne la conoscenza e se un orientale, di fronte allo stesso quadro, provasse un senso di felicità nello scoprire che un occidentale si sia prodigato nel comprendere, amare e rappresentare ciò che gli era estraneo e ciò magari suscitasse in lui il desiderio di ricambiare l’interesse dimostrato, io avrò raggiunto il mio successo più grande anche se non avrò venduto quel quadro”.

Chi è stato, se c’è stato, il suo padre spirituale per il mondo arabo e la religione islamica?

“Per quanto riguarda la spiritualità legata alla cultura islamica è stato il Maestro Sufi Gabriel Mandel Khan mentre per quanto riguarda la sfera spirituale in generale il mio padre spirituale è stato proprio mio padre”.

Che impressione cerca di suscitare in chi osserva le sue opere?

“La tradizione ha una forte presa su di noi e una mente che pensa seguendo linee tradizionali e schemi consolidati è portata al rifiuto di scoprire il nuovo. Dobbiamo ritornare curiosi come bambini, avere uno spirito indagatore e cercare di scoprire la verità di ogni cosa. Bisogna approfondire ciò che ha suscitato il nostro interesse, non fermandoci al sentito dire e non accontentandoci di ciò che ci viene detto. Il desiderio di sentirci sicuri genera isolamento e favorisce la divisione, aumentando l’antagonismo. Se nel profondo sentiamo e comprendiamo la verità di ciò, allora cominceremo a cambiare radicalmente il modo di relazionarci con gli altri e solo allora saranno possibili unione e fratellanza tra gli uomini. L’arte è un potentissimo mezzo di comunicazione, nel quale il principio ermeneutico ed estetico si sovrappongono, dando origine a un luogo di pensiero e di incontro. L’arte può dunque essere un ponte tra culture differenti, uno stimolo vitale alla comprensione e alla conoscenza. Essa tra l’altro si avvale di un elemento universale e assoluto: la bellezza. Nella mia arte calligrafica, la parola si plasma in forme e colori in una metamorfosi continua, per stimolare e incuriosire chi l’osserva con l’intento di generare la voglia di ‘esplorazione’, di scoprire nuovi luoghi dove incontrare ciò che ignoriamo di noi stessi e degli altri, risvegliando il desiderio di uscire dai propri schemi e riducendo la distanza tra noi e ciò che ci è sconosciuto. Quindi dobbiamo ricercare ‘la bellezza’ e possiamo farlo anche attraverso l’arte, perché essa può essere una grande chiave di accesso al superamento delle nostre personali barriere e farci scoprire un mondo a noi sconosciuto aprendo così la mente a nuove idee e prospettive. Come diceva il grande Albert Einstein: ‘La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre’ – ‘La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente’. Questo vuole essere lo spirito della mia arte… un traghetto tra oriente e occidente”.

Ha dovuto superare molti ostacoli o pregiudizi in quanto unica donna e cattolica che espone nei contesti islamici, da una parte o dall’altra?

“Tutte le persone che iniziano a percorre nuovi sentieri e propongono nuove idee, trovano sempre qualcuno che cerca di ostacolarle perché ha paura del nuovo e non ha abbastanza fede in ciò in cui crede. Per difendersi quindi dalle proprie incertezze giudica ciò che non conosce. Invece il cuore di chi crede veramente è sempre benevolo, non giudica, ma sta a osservare e riconosce tutto ciò che è volto al bene comune, anche se proviene da un’altra professione di fede. Il vero credente sente subito la fratellanza e il comune amore verso l’Unico Dio”.

Qual è stato il riconoscimento più gratificante che ha ricevuto?

“Ogni volta che leggo lo stupore sul volto di chi osserva una mia opera e subito dopo la gioia manifestata con un sorriso spontaneo. Far nascere questo sentimento in chi osserva una mia opera, ecco questo per me è il riconoscimento più bello, più gratificante e vale per me più di mille parole e riconoscimenti istituzionali che certamente sono importanti, ma vivere l’emozione delle persone è davvero molto più coinvolgente ed emozionante”.

Progetti su cui sta lavorando o da realizzare?

“Tanti, ho una grande immaginazione sempre fertile”.

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