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Jesus Christ Superstar e la santità di Giuda

Il titolo del film di cui ricorre quest’anno il cinquantennale della sua uscita nelle sale cinematografiche.

In sostanza un vero musical che nel 1973, in piena epoca hippy e guerra del Vietnam, fece scalpore proprio per le dinamiche in cui veniva raccontata la storia di Gesù.

Girato in Israele su autorizzazione della formidabile Golda Meir a pochi giorni della guerra dello Yom Kippur, rimane l’emblema di una generazione di ragazzi che guardavano verso la fede cristiana in un modo del tutto originale e provocatorio e tanto per ribadire il concetto che i Maneskin non hanno inventato nulla.

Ne scrivo adesso a pochi giorni dalla Pasqua appena trascorsa per le mie riflessioni.

Ogni volta che rivedo questo musical ho un approccio nuovo, forse per l’età e forse per il trascorso di ognuno di noi che modifica il modo di sentire con una sensibilità che rende la pelle carta velina che si strappa solo a guardarla.

Complice la colonna sonora formidabile, rimane un punto cardine per quelli della mia generazione insieme all’altro strepitoso musical Hair sulla guerra del Vietnam o Tommy degli Who.

Altra epoca e altro tipo di musica e soprattutto, altre speranze e prospettive con la differenza che gli hippy di ieri sono i disadattati di oggi, pure anzianotti.

Nel film, a mio modesto avviso, il vero protagonista è Giuda, il tormentato Giuda e non poteva essere diversamente.

Suscitò polemiche il fatto che Giuda, visto come cattivissimo, fosse un nero mentre Gesù biondo platino con gli occhi azzurri, quasi ariano.

Fosse girato adesso sarebbe l’esatto contrario in ossequio a quel politicamente corretto che sta appiattendo tutto e svilendo il senso dell’arte.

Ma tant’è.

Marcello Marchesi (1912-1978) ebbe a dire: È sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili.

Tornando a noi ritengo che per me il punto nevralgico della faccenda è il bacio del tradimento.

Tralascio l’arte pittorica, dove il bacio di Giuda è raffigurato in mille modi, ma rimane indubbio che il bacio stesso, che racchiude un mondo di affettività, è il volano della Passione di Cristo perché senza il bacio sarebbe andato tutto a tarallucci e vino.

Mi sono sempre domandato, non facendo dormire i criceti che girano per la mia testa, come si sarebbero evoluti gli eventi se Giuda non avesse tradito Nostro Signore.

Una ipotesi di ciò è il bellissimo libro L’ultima tentazione di Cristo di Nikos Kazantzakis in cui è invece Cristo che rifiuta l’essenza di essere figlio di Dio.

Ma se si fosse rifiutato Giuda di tradire?

Tra i tanti Vangeli apocrifi – in odore di eresia quando in realtà non lo erano in considerazione che era una continua disputa teologica tra i padri del deserto e quelli più urbanizzati(al tempo) – rimane indubbio che il Vangelo di Giuda Iscariota, non scritto da lui, rimane una bella provocazione teologica che però ha un senso e consiste nel fatto che Giuda ha solo obbedito all’ordine di Gesù di tradirlo.

Ora, sostanzialmente Dio Nostro Signore era dotato di una certa visione di insieme e sapeva vedere lontano ma con una certa miopia, perché non ha preveduto la Meloni e la Schlein dei giorni nostri al punto che se ne sarebbe guardato bene di offrire a noi il perdono e la misericordia, ma anticipando i tempi dell’Apocalisse come punizione divina.

Ma ha prevalso il politicamente corretto cominciato con il Concilio di Nicea con un appiattimento sulle interpretazioni della fede che ha ammantato tutto di una democristianaggine ante litteram.

Il bacio quindi diventa simbolo, ma per me non di tradimento, ma di amore e spiego il perché.

Il rapporto tra Giuda e Gesù era esclusivo, quasi di vicendevole predilezione a scapito degli altri 11 scalmanati che – a parte Pietro – sono rimasti ai margini delle gloriosa storia innovativa.

Su tutto l’intervento divino con i suoi disegni che, per quanto imprevisti e indecifrabili agli occhi dell’uomo anche se avesse fede (che non basta mai), sono agli occhi suoi perfetti e pianificando tutto per la sua gloria eterna.

Forse un narcisista cover per chi non crede, ma per chi ha fede è il mistero gaudioso.

L’essenza della nostra religione – almeno della mia di cui ne vado fiero – è la resurrezione, ma mi domando cosa sarebbe stata tutta la questione senza il tradimento di Giuda che è un martire al pari di Cristo sulla base di quei disegni divini che sottacciono una pianificazione aziendale dell’umanità.

Quindi il bacio come atto di amore e sottomissione a Dio e alla sua volontà, perché questo é.

Seguendo questo ragionamento in cui Giuda è vittima e carnefice predestinato, assume anche lui l’aureola della santità laddove l’eterna Treccani la definisce la partecipazione misteriosa dell’uomo giustificato alla santità di Dio per effetto della grazia santificante, dono quindi di Dio che comporta dedizione totale dell’uomo a Dio nella vita della comunità dei credenti.

Quindi, obbedendo a Dio per mezzo di Cristo e affrancandosi al peccato originale (che era la disobbedienza di Adamo ed Eva) ha elevato Giuda alla santità.

La frase detta da Cristo sulla Croce tutto si è compiuto può’ avere anche il significato che si è fatto il proprio dovere che era stato programmato da altri.

Perfino il suicidio di Giuda per amore di un Cristo tradito.

Aveva ragione Gioacchino Belli (1791-1863) con il suo esemplare pragmatismo romano: Se Cristo era venuto pe’ morì quarcheduno l’aveva da ammazzà!

Per concludere che ai giorni nostri non c’è più comprensione e perdono verso il Giuda di turno che si vende per un like su Fb di circostanza e svilendo un detto dei grandi maestri Sufi, i mistici dell’Islam: il perdono è quella fragranza che emanano i fiori dopo essere stati calpestati.

È l’essenza di una diversa sensibilità che si chiama Fede.

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