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Il racconto del mito, l’arte e il cinema nella psicoterapia

Intervista a Danilo Moncada Zarbo, sessuologo e psicoterapeuta: “Il mito racconta fatti che appartengono all’esperienza di tutti noi ma vengono raccontati in forma poetica e sincretica”

Danilo Moncada Zarbo di Soria è un sessuologo e psicoterapeuta molto conosciuto a Roma e in Spagna. Uomo di una profonda cultura umanistica, cultore delle cose belle, può essere definito come un vero e proprio esteta, che della sua vita ha fatto e sta facendo un’opera d’arte.

Quando è nata questa vocazione e soprattutto chi sono stati i suoi punti di riferimento?

“Un grande amico dei miei familiari era Gastone Canziani, mentre un’altra persona vicino alla mia famiglia era la principessa di Lampedusa. Entrambi questi grandi personaggi erano stati i fondatori della psicanalisi siciliana e per me erano come dei miti viventi perché erano persone profondamente calate nella cultura psicanalitica, grandi lettori, con grandi biblioteche. Essi sono stati per molti anni oggetto di identificazione”.

Da molti dei suoi articoli emerge una profonda conoscenza della mitologia greco/romana. Che ruolo assume il mito nei suoi studi e nelle sue terapie?

“Il mito è la narrazione di fatti strettamente connessi alle spiegazioni di cui l’uomo ha sempre avuto necessità. Il mito racconta fatti che appartengono all’esperienza di tutti noi ma vengono raccontati in forma poetica e sincretica. Io utilizzo molto frequentemente i miti, sia classici che moderni, come esempi e modelli esplicativi dell’esperienza dei pazienti. La mia presentazione e prefazione alle metamorfosi di Ovidio, nella traduzione di Gina d’Angelo Matassa è stato l’inizio di molte scritture sul mito e la rappresentazione del mito, ovvero, il rito”.

La sua attività di lavoro si divide tra Italia e Spagna, dove sono presenti anche dei musei che narrano la storia della sua blasonata famiglia. Ce ne parli.

“Il mio lavoro di psicanalista si svolge tra Roma e Barcellona. La mia professione ha avuto questa testa di ponte in Catalogna quasi per un caso, avevo pubblicato un libro sulla psicosi ossessivo/compulsiva che fu letta da un famoso cattedratico spagnolo che mi invitò a tenere un seminario con i suoi studenti sulla rappresentazione della psicosi ossessivo/compulsiva nella letteratura. In questo modo nacque questa relazione professionale con la Catalogna che ha fatto sì che io oggi lavori tra Barcellona e Roma. Un altro punto di contatto, che ha favorito la mia esperienza in Spagna, è il fatto che la famiglia Moncada è una famiglia di origine catalana. Proprio presso Barcellona c’è un museo municipale che raccoglie le donazioni di cimeli di casa Moncada per quel che riguardo i territori catalani”.

Lei è un cultore delle arti. Il cinema in primo luogo. Se non sbaglio qualche mese fa è uscito un film con Antonio Banderas che parla della sua famiglia. Mi dà conferma?

“Il cinema quale forma di espressione artistica consente letture di tipo psicanalitico. Mi ha sempre interessata la stretta relazione tra creazione artistica e psicodinamica e ho sempre utilizzato alcune pellicole quale insight nel lavoro psicoterapeutico. Con il film di Banderas non ho nulla a che fare personalmente, però è vero che esso utilizzi come protagonisti membri della famiglia Moncada e molte scene del film sono girate sotto casa mia a Barcellona. Il film che si chiama ‘Uncharted’, l’ ho visto ma, ripeto, non ha nulla a che fare con il mio interesse per la cinematografia”.

A fine 2022 è morta sua madre, Ninetta Moncada Zarbo di Monforte e di Soria. La sua figura, molto amata tra i familiari e non solo, come verrà ricordata?

“Mia madre ha lasciato un forte legato con tre comunità: quella di Monforte, quella di Campofelice di Roccella, dove lei era nata, e naturalmente quella di Barcellona. Lei era una mecenate e difatti ha donato molto per le realtà culturali di questi tre centri ed ha fortemente legato la sua memoria al castello di Roccella, in provincia di Palermo. La regione siciliana e il comune di Campofelice hanno voluto intitolarle l’aula museale della torre del castello summenzionato. Questo museo raccoglie cimeli, abiti, gioielli, quadri ed oggetti che appartengono al castello di Roccella e che per volontà di mia madre saranno esposti. Mamma aveva promosso gli studi sulla figura di San Giorgio, protettore di Casa Moncada e della Catalogna per il forte legame che esiste tra casa Moncada e il regno di Aragona. Inoltre , pochi giorni fa sono state intitolate a mia madre due borse di studio che sono state assegnata durante il premio Scarlatti, il premio internazionale di pianoforte”.

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