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Crotone, cretini e gretini

Ennesima strage nel Mediterraneo di migranti al largo di Crotone e – ovviamente – polemiche a non finire da parte di entrambi gli schieramenti che fanno a gara a chi dice più stupidate sul punto anziché innalzare una richiesta di perdono a mezzo della preghiera al Signore per l’ignavia di tanti.

Sta emergendo (fonte La Repubblica) che ci sia stato un corto circuito di comunicazione tra i comandi della Guardia Costiera per omesso intervento e già la magistratura si sta muovendo in tale senso.

Di sicuro morire affogati sta diventando lo sport principale del mare e come ogni sport ha il suo stuolo di tifosi.

Da una parte la sinistra che accusa il governo di una politica scellerata e dall’altra il governo che rimbalza all’Europa la carenza di una pianificazione di interventi per evitare di piangere per giorni.

In entrambi i casi lacrime di coccodrillo perché le morti in mare sono solo uno strumento politico di propaganda per entrambi le fazioni e i numeri di morti stanno diventando una statistica.

Sulla questione ho una mia personalissima idea.

Questa imbarcazione fatiscente è partita da Smirne in Turchia e avrebbe compiuto una traversata di 2000 miglia marine e non traversato il lago Trasimeno.

Quindi il primo problema è questo: fermo rimanendo che il fascio islamico Erdogan non sia un campione di sensibilità e di senso civico, è innegabile che se fossero partiti su quella bagnarola naufragata mi domando il perché sia stata impedita la partenza verso morte non certa, ma probabile.

Ne consegue che possono essere partiti con altro mezzo e poi trasbordati sulla barca della morte in prossimità delle nostre coste grazie a moderni negrieri.

In forza di ciò anche la dichiarazione del Ministro dell’Interno ha suscitato tanto clamore al punto che ne sono state chieste le dimissioni (per inciso il Pd chiede le dimissioni di tutti e aspetto che lo facciano anche al mio direttore che mi permette di scrivere) per palese incapacità quando ha detto che non si portano in mare figli a grave rischio di morte.

E qui torno alla mia ipotesi che forse da Smirne sono partiti con altra imbarcazione che dava maggiori garanzie di sopravvivenza, altrimenti non mi spiego la follia dei padri imbarcati e dei turchi a farli partire, lontani, quest’ultimi, anni luce dalla lungimiranza di Solimano il Magnifico (morto nel 1520).

Ed ecco quindi che analizzando con freddezza gli eventi, emerge in maniera ineludibile che la maggior parte dei commenti – politici e non – sono cretini nella sostanza.

Il problema, infatti, è ben altro e nasce a monte.

Si chiede l’intervento dell’Europa, ma è errato perché la maggior parte delle responsabilità sono di tre Paesi: Francia, Belgio e Gran Bretagna che hanno sfruttato per secoli il continente nero (paraponziponzipò).

Al di là delle battute che sembrano fuori luogo o addirittura ciniche, è pacifica la politica scellerata di tali potenze europee con i Belgi che, per continuare la loro politica colonialista, fecero uccidere Patrice Lumumba del Congo Belga, il quale aveva iniziato – applicando anche teorie marxiste pur provenendo la mondo cattolico di scuola – una politica anticolonialista e avendo capito che i suoi connazionali non dovessero essere sfruttati dalle potenze straniere.

E, invece, si prosegue con tale trend di decrescita nel continente nero.

Perché sul punto aveva ragione papa Ratzinger e il diritto a non emigrare (nel maggio 2013) e facendo suo il programma del documento promulgato dopo il Concilio Vaticano II con Paolo VI nella Costituzione Pastorale Guadium et Spes.

Rimasta, ovviamente, inapplicata da tutti.

Ed è questa la responsabilità dell’Occidente verso questi derelitti che si avventurano in mare per il miraggio di un mondo migliore che invece dovrebbero coltivare a casa loro.

E Greta sul punto è silente e con lei tutti gli ambientalisti che accettano questo sfruttamento del caldo continente.

Spesso per la mia città vedo questi ragazzi d’ebano che hanno, comunque, la voglia di un sorriso – se qualcuno gli sorride e non è raro – nonostante siano il più delle volte mal vestiti, avanti alle intemperie della nostra regione, ma ritengo abominevole che a questi ragazzi non si dia la possibilità di coltivare l’amore per la propria terra e le loro tradizioni animistiche a casa loro laddove il colonialismo ha desertificato anche questo moto di ribellione ai secolari soprusi.

Ma la vedo durissima che ci sia questa conversione sulla via di Damasco da parte dell’Occidente sino a che ci saranno materie prime e oro da estorcere, vista l’avidità dell’Occidente stesso.

Ne consegue, quindi, che ogni partenza di queste persone è una sconfitta da parte dell’uomo occidentale e non solo de noantri perché predichiamo bene e razzoliamo malissimo.

Quando i missionari giunsero nelle nostre terre africane tenevano la Bibbia in mano e ci dicevano di pregare. Riaperti gli occhi, eravamo noi a tenere la Bibbia in mano e loro a possedere le nostre terre” ebbe a proclamare Desmond Tutu.

E quindi nessuna possibilità di ricchezza per loro e partire.

Lasciare l’Africa è come abbandonare la madre al suo destino e lo aveva capito al meglio il cipriota Nikos Kazantzakis: “Gli africani selvaggi adorano il serpente perché l’intero suo corpo tocca la terra, e così ne conosce tutti i segreti. Li conosce con il ventre, la coda, i genitali, la testa. È in contatto con la Madre, si mescola con essa”.

E non si strappa il figlio ad una madre che si chiama Africa.

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